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Catania - L'entusiasmo ad Emanuele Macaluso, politico, sindacalista, giornalista e scrittore non manca davvero nonostante i suoi 86 anni e l'assegnazione, questo pomeriggio, della laurea honoris causa in Storia contemporanea decisa dal Senato accademico dell'Università di Catania lo commuove non poco: “E' un riconoscimento per la generazione che rappresento-ha affermato-il giusto ricordo per chi ha contribuito a creare la Repubblica e la Costituzione, abbattendo nel frattempo la vecchia classe dirigente siciliana e promuovendo un nuovo sviluppo per l'Isola”.
“Oggi”, ha aggiunto, “c'è una nuova separazione tra nord e sud che riguarda economia, cultura e società. Per questo occorre stimolare le generazioni future per recuperare il gap tra la Sicilia e il resto del Paese”.Il titolo gli è stato conferito, ha letto in un'aula Magna gremita il preside della facoltà di Scienze Politiche Giuseppe Barone nella motivazione, “per l’impegno da lui profuso per agevolare il processo di pacifica democratizzazione della società italiana promuovendo la partecipazione alla vita politica delle classi lavoratrici e dei ceti più deboli”, non tralasciando “l’attenzione nei confronti del Mezzogiorno d’Italia e l’affetto con cui ha trattato la realtà siciliana dalla quale proviene”. Un uomo del nostro tempo che ha sempre mantenuto con rigore la sua linea politica di sinistra non mancando di criticare negli ultimi anni alcune scelte sbagliate dei comunisti al cui partito si iscrisse clandestinamente già nel 1941, mentre appena tre anni dopo è già dirigente della Camera del lavoro di Caltanissetta, suo Comune natio. La carriera sindacale lo porta dal 1947 al 1956 a diventare segretario regionale della Cgil, ma il suo grande amore è la politica e nel 1951 diventa Deputato regionale, carica che ricopre per tre legislature consecutive. Ad accorgersi delle sue doti fu Palmiro Togliatti il quale chiamò Macaluso nel comitato centrale del Pci. Di lui si ricorda la grande amicizia con Sciascia ed il ruolo di primo piano avuto nella cosiddetta “operazione Milazzo” che portò al varo di un governo regionale sostenuto da comunisti, socialisti, monarchici, Msi e fuoriusciti DC in grado di far passare all'opposizione la democrazia cristiana.La scalata alla politica proseguì dal 1963 come Deputato nazionale e poi come Senatore fino al 1992. Nel frattempo si è dato anche al giornalismo: dal 1982 al 1986 fu direttore dell’Unità che tentò di modernizzare, ed in quel periodo degne di nota sono le querele per diffamazione ricevute da personaggi notoriamente mafiosi contro cui ha lottato senza esibizionismi. E pensare che conobbe Cosa Nostra già nel 1944 in occasione dell’agguato di Villalba nel corso di un comizio. Come vanno considerati allora gli attuali successi antimafia? “E' certamente un fatto positivo-ha detto- ma non bisogna farsi illusioni perchè senza il mutamento dell'humus della società la mafia si ripropone.
I successi vanno considerati dunque temporanei in attesa di assistere realmente ad un mutamento della società”. Gli chiediamo poi che opinione si è fatta delle continue dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio di Don Vito: “Saranno i magistrati a valutarle ma penso che bisogna prenderle con cautela perchè molte affermazioni sembrano fatte per garantire certi interessi e situazioni.In primis il tentativo di salvaguardare l'immagine del padre il cui ruolo ritengo sia stato davvero pesante in quel periodo”. Attualmente Macaluso dirige la rivista mensile “Le nuove ragioni del socialismo” ed è editorialista de La Stampa e del Mattino di Napoli. Nel 2007 al neonato Pd rivolse la principale critica per la mancanza dell’ispirazione socialista nel profilo identitario del partito. I temi della crisi delle classi dirigenti e della politica italiana sono quelli affrontati con maggiore forza ed i suoi scritti restano un punto di riferimento non solo politico ma anche storico. Con la Sicilia sempre nel cuore.
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