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Gela - Stasera il Consiglio comunale torna a riunirsi per affrontare l’adozione del Piano regolatore generale. C’è il tema delle incompatibilità dei consiglieri. Sul tema è intervenuto Terenziano Di Stefano, consigliere del Mpa, che ritiene indispensabile la presenza del progettista, l’architetto Leonardo Urbani. “Senza voler entrare nel merito dell’infinita storia del Pr – scrive Di Stefano - l’idea che si vuol far passare è quella, che, di fronte ad interessi collettivi complessi, quali, quelli derivanti dall’approvazione del Piano Regolatore Generale, il Consiglio comunale abbia volutamente cercato di non trattare l’argomento”.
Di Stefano ha portato all’esame dell’aula alcune osservazioni, procedurali, Legislativi e di Diritto Urbanistico: Possono gli amministratori, trattare, valutare, emendare ecc. una materia complessa come il Pr., senza un approfondimento tecnico delle tavole grafiche, rappresentanti le vecchie e le nuove zonizzazioni?
Il testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali” prevede che gli amministratori, “devono astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado”. L’obbligo di astensione non si applica ai provvedimenti normativi o di carattere generale, quali i piani urbanistici, se non nei casi in cui sussista una correlazione immediata e diretta fra il contenuto della deliberazione e specifici interessi dell’amministratore o di parenti o affini fino al quarto grado.
Oltre alla sentenza del Tar di Catania è stata citata quella del Consiglio di Stato del marzo di due anni fa che ha sancito che “l’obbligo per gli amministratori comunali di astensione (previsto in Sicilia dall’art. 16 della Legge Regionale Siciliana n. 30/2000) è previsto, in materia di procedimento di formazione degli strumenti urbanistici, per il momento deliberativo, cioè il momento in cui le soluzioni tecniche prospettate dal progettista vengono sottoposte all’esame dell’organo consiliare, cui spetta decidere con piena libertà di giudizio sulla rispondenza di dette soluzioni alle esigenze della popolazione locale. Va pertanto esclusa la ricorrenza dell’obbligo di astensione con riferimento alle deliberazioni dei criteri tecnico urbanistici, dei principi informatori delle scelte urbanistiche compiute e degli obiettivi generali della disciplina adottata”.
Tale norma, prevede inoltre l’obbligo di astensione unicamente per gli amministratori relativamente alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di parenti o affini sino al quarto grado.
“Pertanto – spiega Di Stefano - nel rispetto rigoroso dei principi è pacifico affermare che, gli amministratori, non possono deliberare un atto, senza conoscere nel dettaglio, le soluzioni tecniche prospettate dal progettista e sottoposte all’esame dell’organo consiliare, cui spetta decidere con piena libertà di giudizio sulla rispondenza di dette soluzioni alle esigenze della popolazione locale. La discussione e quindi l’adozione del Prg senza i requisiti sopra riportati, sarebbe priva di contenuti essenziali in quanto non esplicitati dal progettista, pertanto l’eventuale atto di delibera, potrebbe essere impugnato dallo stesso progettista, che può, accettare o rigettare eventuali emendamenti discussi e approvati in Consiglio Comunale e il piano ritornerebbe nuovamente allo stesso per la riadozione con buona pace per tutti”.
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