Il magistrato commenta l'avvertimento a Caponetti

Intervista al procuratore Sergio Lari
"La mafia incassa i colpi e reagisce"

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Scritto da Fabrizio Parisi   
Venerdì 12 Marzo 2010 - 20:52

Gela - Quello al presidente dell’associazione Antiracket di Gela, Renzo Caponetti, è l’ultimo di una catena di avvertimenti di stampo mafioso. Quella bottiglia piena di benzina avvolta in due sacchetti di plastica fatta trovare davanti l’auto della moglie del commerciante, Rocca Lopez, contiene un messaggio inquietante. Caponetti, val la pena ricordarlo, è uno dei primi commercianti gelesi che ha deciso di ribellarsi al pizzo. Con il suo lavoro quotidiano ha trascinato in una battaglia che a volte alimenta anche polemiche, oltre cento imprenditori e colleghi, diventando un esempio nazionale.

Ecco perché la criminalità appare infastidita ed ha deciso di inviargli un messaggio. Il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, non è affatto sorpreso.

Procuratore Lari, c’era da aspettarselo?

“La criminalità – dice - ha incassato in questi anni decine di colpi. Illudersi che tutto questo non avrebbe portato conseguenze sarebbe un errore clamoroso. Il lavoro svolto da Renzo Caponetti, dall’associazione Antiracket gelese in genere, ma anche da forze dell’ordine e magistratura, provoca delle conseguenze. Fa parte dei rischi che bisogna accettare, ma che non devono condizionare e farci rallentare nel nostro impegno antimafia. Anzi. Evidentemente siamo sulla strada giusta”.

L’avvertimento a Caponetti è più un segno di debolezza da parte della criminalità o di forza. Vogliono mandare un segnale a tutta la città e a quei commercianti che si stanno ribellando?

“E’ più che altro una sfida indiretta anche alle istituzioni – continua il procuratore Lari – E’ senz’altro una minaccia grave, un messaggio ben preciso: quella bottiglia messa lì può significare che la criminalità voglia dire: se voglio posso colpirti in qualsiasi momento”.

I segnali sono però inquietanti

“E’ l’ennesimo segnale di insofferenza della mafia che le indagini più recenti confermano. I progetti omicidiari scoperti, come quelli che hanno riguardato il giudice Giovanbattista Tona o l’ex sindaco Rosario Crocetta ci danno l’esatta dimensione di come la criminalità intenda reagire verso pezzi dello Stato e delle istituzioni in genere. L’associazione Antiracket di Gela è un altro esempio di come la società civile si ribelli alla sopraffazione. E questo ovviamente dà fastidio a chi vuole mantenere il controllo illecito nel territorio”.

Come si rassicurano quegli operatori economici come Caponetti e altri che non hanno la tutela ed ogni giorno devono affrontare i rischi di minacce e ritorsioni?

“E’ facile prendere un ragazzino, pagarlo e fargli mettere una bottiglia di benzina davanti ad una macchina. Già questo basta per fare capire che l’organizzazione è in difficoltà. Bisogna continuare ad avere fiducia perché ogni componente dello Stato, dalle forze dell’ordine alla magistratura, sta facendo il proprio dovere sino in fondo per assicurare i criminali alla giustizia e garantire sicurezza ai cittadini. Tornando ad una delle sue prime domande, beh, forse quello verso Caponetti è proprio un gesto di debolezza”.

 

Tags: attentati | crocetta | lari | tona

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Ultimo aggiornamento: Sabato 13 Marzo 2010 - 20:00
 



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