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Gela - Quali sono le reali intenzioni dell'Eni con la Raffineria di Gela e con il territorio? Lo chiedono le Rsu Soi 2 del petrolchimico, che hanno sollecitato un incontro ai vertici della Raffineria. La lettera è stata spedita a Grosso, Barbaro, Luppi, Viglianisi, Battiato e Tarantino. Investimenti in ritardo, fermate insufficienti per assicurare sicurezza e salvaguardia dell’ambiente. Sono questi gli aspetti denunciati dalle rappresentanze sindacali unitarie di fabbrica. «Nonostante varie richieste d'interventi da svolgere - scrivono le Rsu - anche durante le fermate preventivate, che servono ad assicurare sicurezza e continuità produttiva, ad oggi, dopo tanti solleciti, non si vede un cambiamento di tendenza.
Si sperava con l'anno nuovo, con un budget fresco, le cose cambiassero, invece gli interventi si sono allungati nel tempo, ed a marzo si sono verificate la rottura di linee o apparecchiature al Btx (fermato per ben due volte dopo una fermata di sei mesi); il lavaggio che ha avuto seri problemi per ben tre volte, causando a catena problemi e mancata produzione per vari impianti; e per ultimo, non per gravità, la perdita dell'impianto CK2 (by pass di carica impianto)».
«Ci viene spontanea una domanda - scrivono i sindacati di fabbrica - ma come si devono costruire gli impianti se le manutenzioni degli esistenti vanno così a rilento? Pensiamo sia arrivato il tempo di porre fine alle parole, e che ritorni la voglia, che negli anni ci ha contraddistinto, nel fare e nel migliorare. Noi siamo sempre pronti a rimboccarci le maniche, perché crediamo nella competitività della Raffineria, sia come qualità che come produttività. Ora tocca alla società fornire i mezzi necessari, affinchè ci sia nei lavoratori la serenità e la consapevolezza di lavorare in un ambiente sempre più sicuro».
Il problema dell’indotto rimane sempre grave. Sono circa 500 gli esuberi da qui a fine anno che le aziende dovranno gestire e le manutenzioni non basteranno a dare ossigeno alle cooperative del petrolchimico. Secondo la stima fatta da Lega Coop Sicilia sono infatti soltanto 170 le unità lavorative che potranno essere inserite nel regime produttivo, mentre per gli altri si avvicina lo spettro della cassa integrazione, se non addirittura del licenziamento.
L’Eni dal canto suo sostiene che la Raffineria di Gela rappresenta un punto critico della raffinazione.
La metà della perdita complessiva del settore raffinazione dell’Eni nel 2009 (pari a 688 milioni di euro) è da imputare all’impianto di contrada Maroglio. Cinque milioni di tonnellate di greggio raffinato non basterebbero a giustificare tanta occupazione tra diretto e indotto. Come si fa allora a conciliare le esigenze produttive con quelle ambientali e occupazionali.
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