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Scritto da Fabrizio Parisi
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Giovedì 08 Aprile 2010 - 11:56 |
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Gela - “Sono innocente e lo dimostrerò”. Questo aveva detto al Gip del tribunale appena una settimana fa. Per farlo però Niki Interlici ha scelto la strada sbagliata. Dagli arresti domiciliari ha provato a cercarsi le prove ed è stato arrestato. Dall’appartamento di corso Vittorio Emanuele è finito nel carcere di Caltagirone con l’accusa di aver tentato di inquinare le prove e violazione degli obblighi domiciliari. Ad arrestarlo sono stati i carabinieri, che lo tenevano sotto controllo. Interlici ha usato il telefonino.
Ha chiamato una parente, cui ha chiesto di intermediare per convincere il suo principale accusatore a ritrattare. Ha inoltre provato a bloccare la sua partenza. Tutto quello che ha detto è stato sentito e per l’uomo sono scattate le manette.
Eppure Interlici si era rivolto, attraverso il suo legale al tribunale del Riesame. Il difensore del ommerciante ritiene di avere elementi utili per poter chiarire la vicenda che ha visto il suo cliente accusato di avere promosso gli attentati incendiari allo scopo di ottenere i soldi dell’assicurazione.
Insieme all’ex cognato Giuseppe Di Noto, il commerciante avrebbe organizzato i due incendi. Quello del 22 agosto 2009, in vico Imperia, dove era custodito gran parte del vestiario dei suoi negozi. Poi quello più recente del primo marzo, in via Apollo. Quel rogo, mentre lui si trovava a Bologna, fu devastante. Le fiamme si estesero ad altre due autovetture, parcheggiate accanto alla Smart ed ai prospetti delle abitazioni vicine, causando danni alle condotte del gas ed elettriche. Di Noto ieri è stato interrogato dal Gip e si è avvalso della facoltà di non rispondere. Tags: arresto | Carabinieri | gela | interlici © RIPRODUZIONE VIETATA
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Ultimo aggiornamento: Giovedì 08 Aprile 2010 - 12:52 |