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Niscemi - Una storia che sembra d'altri tempi. Una realtà assurda e un epilogo a lieto fine quello che si è verificato a Niscemi. Una donna sola. L'amante l'ha messa incinta e che poi l'ha lasciata, forse perchè sposato; genitori contro che per vergogna volevano che abortisse; contro i pregiudizi. Lei, una ragazza di 25 anni ha deciso di portare avanti la gravidanza, fingendo di avere abortito, sfidando chi le stava accanto e dando alla luce, il 26 gennaio, nell'ospedale di Niscemi, una bimba.
Lei è una studentessa di un paese della provincia di Agrigento, frequenta l'università di Palermo. Conosce un uomo e se ne innamora. A maggio del 2009 si rende conto di essere rimasta incinta; lo dice al suo compagno, lo rivela ai suoi genitori. Il consiglio, quasi un ordine, è univoco: abortire.
Ma lei non è d'accordo. La sua coscienza di cattolica professante glielo impedisce. Prende tempo. E si convince sempre più di tenere il piccolo che porta in grembo. Ma se la gravidanza ha terrorizzato il compagno, scomparso dalla sua vita nel giro di pochi giorni, ci sono i genitori che insistono perchè eviti a tutta la famiglia i giudizi feroci della gente del paese.
La giovane si inventa un trucco: si procura una ferita e con il sangue in un panno si presenta alla madre dicendole di avere avuto un aborto spontaneo. Convince papà e mamma che deve andare a Palermo per motivi di studio ma anche per eventuali controlli ginecologici. Così parte. Ma non va a Palermo bensì a Niscemi, al centro di accoglienza «Don Pietro Bonilli», nella piazza dell'ospedale, dove l'aspettano le suore della sacra famiglia. Glielo hanno indicato le monache del suo paese, con le quali si era confidata e alle quali si era affidata come «ultima spiaggia». La ragazza viene accolta con affetto e porta a termine la gravidanza. Ai suo familiari parla di impegni di studi che la tengono lontana da casa.
La scorsa settimana il parto, naturale, e la nascita della piccola. I genitori hanno capito e si sono recati a Niscemi, dalla figlia e dalla nipotina, che nel frattempo sono uscite dall'ospedale, per tornare a vivere nel centro don Bonilli.
Dicono che i neo-nonni si sono mostrati felici. Ma al paese sono tornati da soli. Il pregiudizio è ancora più forte dell'amore.
Il vescovo di Piazza Armerina, monsignor Michele Pennisi, ha detto che «la decisione della ragazza è stata una scelta eroica, coraggiosa, una scelta contro corrente. È un segnale importante in una società dominata dalla cultura abortista».
«Domenica si celebra la giornata per la vita - ha aggiunto il prelato - e quella di Miriam diventa una testimonianza significativa di amore per la vita».
«Altri casi simili al suo, che noi seguiamo con discrezione - rivela monsignor Pennisi - si sono verificati a Mazzarino e a Gela». Poi lancia un appello «a quelle ragazze incinte che si trovano in difficoltà: rivolgetevi con fiducia alle suore di Niscemi, al Cav di Gela, che ha aiutato migliaia di mamme, o al centro per immigrate di Enna. Troverete sempre un aiuto generoso e solidale per voi e per le vostre creature».

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